Avanguardie Artistiche 2007

Un lirismo descrittivo espresso con dovizia di particolari e campiture ben accordate accompagnano l’opera di Oronzo Lupo. Un coinvolgente flusso emozionale si scatena dalla fruizione regalandoci momenti di vera arte.

Critico d’Arte Prof. Dino Marasà

 

Premio Parigi Trofeo Eiffel
Dicembre 2007

Colori vividi e ottimi passaggi di luce rendono la composizione esemplare nell’equilibrio di rapporti proporzionali dando testimonianza di valido talento artistico.

Prof.ssa Anna Francesca Biondolillo

 

PERSONALE
PASQUA 2002
Interessante mostra personale di Oronzo Lupo, pittore francavillese ventottenne, (è nato i 6 luglio 1973),diplomato presso l’Accademia di Belle arti di Lecce, dopo aver frequentato l’Istituto d’arte di Grottaglie (TA).
Le 11 opere, che vanno dal 1997 al 2002, sono state esposte nella chiesa di san Sebastiano, annessa alla scuola media “V. Bilotta” già regio collegio ferdinandeo, aperta ad opera del Comitato “Pro chiesa san Sebastiano” per continuare a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla necessità sempre impellente di provvedere ai restauri.
Le opere si schierano cinque per lato, facendo degna ala all’opera che si intona con il periodo pasquale e cioè l’imponente DEPOSIZIONE (olio su tela 250×200) che domina, frontale a chi entra in chiesa,a metà della navata che conserva, lottando a fatica contro l’incuria del tempo e degli uomini, gli splendori della sua vetusta barocca bellezza.
A grandezza naturale sei personaggi compongono l’insieme pittorico. Da sinistra : la Vergine Maria, consolata da Maria di Cleofe, il Cristo, afrosomatico, che, deposto dalla croce, allunga i suoi piedi a destra tra le mani di Giuseppe d’Arimatea, piegato, nella sua assorta, partecipata e nobile compostezza, nell’adagiarli amorevolmente sul letto di pietra, mentre guarda i fori macchiati ancora di sangue.
Alla destra di Giuseppe si erge in piedi la figura di Maria Maddalena che guarda Giovanni che campeggia nella parte centrale del quadro, dietro il dorso del Cristo, nel mentre si piega alquanto alla sua destra per poggiare dolcemente il Maestro sul guanciale lapideo (che nei suoi tre strati, coperti da candido lenzuolo,vuol forse ricordare i tre giorni di sepoltura, predetti dalle Scritture) per poggiare, dicevo,il suo Maestro,la cui postura richiama alla mente,in modo immediato, alcune linee caravaggesche, o, se si vuole, la posizione del braccio di Marat nel famoso quadro di Louis David.
Una deposizione, questa, ambientata a Francavilla che fa vedere i profili dei suoi maggiori templi sullo sfondo destro di un tramonto, delimitato dalla parziale sagoma della croce,e corrucciato dalla persistente presenza di alcune nuvole tenebrose, a testimonianza dello scuotimento tellurico che partecipò al drammatico evento del Golgota.
Dei sei personaggi, solo quelli maschili, eccezion fatta per Maria di Cleofe,che tenta di consolare la Vergine alla quale parla con volto dai lineamenti decisamente colloquianti, sono in sintonia con quanto rappresentato. Splendido il volto di Giovanni che guarda con immenso amore il suo Maestro che gli ha lasciato una grande responsabilità, affidandogli Sua madre: “Ecco tua madre”. E da quel momento il discepolo la prese con sé. Detta frase è più ricca di significati nel testo latino che recita così:“ Et ex illa hora accepit eam discipulus in sua”. Il braccio sinistro del Cristo, morbido nella sua curvilinea lunghezza, è tenuto amorevolmente da entrambe le mani di Maria Maddalena, mentre invisibili sono quelle di Giovanni.
Le altre due donne,invece, sono in una dimensione atemporale. Sono presenti in corpore, ma non in spiritu.
Maria Maddalena, nei suoi capelli lunghi e riccioluti, è,infatti, gioiosa nella sua composizione, lei, donna prediletta, che è stata perdonata prima ancora che il Cristo pronunciasse sul Calvario le parole di perdono per coloro che non sapevano quello che facevano. Privilegiata per aver lavato ed asciugato con i suoi capelli i piedi del suo maestro,ancora vivente, (gesto di massima umiltà ripetuto dal Cristo nell’ultima cena),ha capito, per prima, che Gesù è Dio, e vuole “gridarlo” allungando la sua testa a Giovanni che addolorato, nella sua rassegnazione, è aiutato da Giuseppe d’Arimatea nella deposizione.
Luminoso risulta perciò il suo occhio che guarda Giovanni, in netto contrasto con le tonalità cromatiche dello sfondo, luminose le sue vesti in quel mantello che scende sull’omero sinistro che sembra esternare, nella appropriata scelta coloristica, la luce interiore.
Più ricca di significati, poi, la composizione della Vergine Maria.
A prima lettura la rappresentazione della Vergine, con gli occhi non in asse col Cristo, e neppure con Maria di Cleofe che le stringe la mano,e addirittura raffigurata con il volto tendente ad un sorriso, umanamente parlando, “stona” nel contesto drammatico che si è inteso celebrare.
Eppure l’impostazione iconografica trova, invece, la sua giustificazione nel passo giovanneo della cosiddetta preghiera sacerdotale. Gesù disse: “Padre è giunta l’ora, glorifica tuo Figlio” (17,1), cioè l’ora della morte per il Cristo coincide con l’ora della glorificazione.
L’umile ancella di Nazaret, che meditava tutte queste cose in cuor suo, come ci ricorda l’evangelista Luca, anche ai piedi della croce, che gli sta di fronte in una sagoma accennata, pur non pronunciando alcuna parola, ed essendo ovviamente “dolorosa”, rimedita in cuor suo il tutto e pertanto sa che con la deposizione si è concluso un momento, quello del “consummatum est”, e se ne aperto un altro,ossia quello della glorificazione del suo Figliolo e l’avvicinarsi della salvezza di coloro per cui il Suo Figlio era venuto al mondo.
Il Cristo deposto non suscita perciò in Lei sentimenti tragici ed esasperati, umanamente comprensibili, ma Le ricorda che è giunta l’ora della glorificazione.
La Vergine Maria e Maria Maddalena vivono diversamente questa glorificazione che pregustano con i loro occhi: aperti quelli di Maddalena, abituata a guardare in faccia tanti uomini e a parlare con loro, chiusi nella loro veneranda pudicizia quelli della eternamente Vergine e madre, che si turbò alla presenza e alle parole dell’angelo Gabriele, pur dichiarandosi pronta a pronunciare quel famoso “Ecce ancilla Domini” che avrebbe cambiato la storia dell’umanità.
Nascita, morte e glorificazione passano su un cortometraggio da seguire ad occhi chiusi, perché aperti nella interiore contemplazione di un mistero umanamente inconcepibile come ci ricorda il sommo poeta:
“ché, se potuto aveste veder tutto mestier non era parturir Maria”.

Opera pittorica, dunque, pregna di messaggi evangelici, sussurrati al lettore attento, colpito anche dalla forte somiglianza anatomica esistente tra i personaggi ed i modelli, tutti francavillesi, che fanno di Oronzo Lupo un abile ritrattista.
Pasqua 31 marzo 2002

Prof. Domenico Camarda

 

Personale di pittura
Settembre 2005

Oronzo nasce a Francavilla il 6 luglio del 1973 da Antonio Lupo falegname di professione e da Carmela Birtolo.
La prima volta che il suo nome giunse alle mie orecchie fu nel lontano 1993 quando il priore della Confraternita di San Bernardino mi parlò di un’opera commissionata a questo giovane pittore che frequentava la chiesa come parrocchiano. Si trattava della riproduzione congiunta dell’immagine di San Bernardino, sotto il cui titolo la Congrega è ricordata,rafflgurato al centro dell’ovale mentre avanza avendo ai fianchi i santi medici Cosimo e Damiano, figure che ritagliate successivamente dalla tela furono incollate nel 1996 sullo stendardo nuovo della Confraternita.
La stessa confraternita fattasi promotrice della idea di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla ristrutturazione ed apertura al pubblico della chiesa di San Sebastiano annessa all’ex Collegio delle scuole pie, ricadente nella pertinenza giuridica della chiesa dello Spirito Santo di Francavilla Fontana, volle aprire la chiesa nel periodo natalizio a partire appunto daI 1996, terzo centenario dalla posa della prima pietra, e nel 2002 anche nel periodo pasquale.
Fu proprio nella Pasqua del 2002 che il pittore Lupo poté beneficiare dello spazio enorme dell’unica navata della chiesa per realizzare la sua seconda mostra personale.
Per la Chiesa dello Spirito Santo, committente don Franco De Padova, aveva realizzato la tela d’altare, il primo a destra,dedicato a santa Maria Goretti, tela, dicevo, ìncastonata nell’ottagono della cimasa di stucco, riproducente Santa Teresa di Lisieux.
Tornando alla seconda mostra, quella del periodo pasquale 2002 nella chiesa di San Sebastiano, senza committenza alcuna, ma solo perché colpito dal modo geniale con cui il giovane pittore aveva usato il suo pennello, ebbi a scrivere sulla realizzazione della grande tela della DEPOSIZIONE (cm. 250 x 200) esposta al centro della navata di fronte all’ingresso.
Una Deposizione, questa, ambientata a Francavilla che fa vedere i profili dei suoi maggiori templi sullo sfondo destro di un tramonto, delimitato dalla parziale sagoma della croce e corrucciato dalla persistente presenza di alcune nuvole tenebrose, a testimonianza dello scuotimento tellurico che partecipò al drammatico evento del Golgota. E mi soffermavo sulla impostazione pittorica e sulla sua resa coloristica di tipo chiaroscurale di derivazione caravaggesca.
Indimenticabili i toni luminosi usati per le vesti di Giovanni, il discepolo prediletto, in netto contrasto con le tonalità cromatiche dello sfondo. Quel mantello splendente come folgore che scende dall’omero sinistro sembra esternare, nella appropriata scelta coloristica, la luce interiore.
Concludevo quel mio breve scritto definendo la Deposizione: “Opera pittorica, pregna di messaggi evangelici, sussurrati al lettore attento, colpito anche dalla forte somiglianza anatomica esistente tra i personaggi ed i sei modelli, tutti francavillesi, che facevano di Oronzo Lupo un abile ritrattista”.
La prima mostra personale si era tenuta nel 1996 nei locali al n. 7 di via Roma, prima che fossero trasformati in negozio di pelletteria.
Dire che l’amore per la pittura è stato sempre forte e presente nell’animo creativo del Nostro non è un luogo comune, se si pensa che sin dalle elementari prediligeva nel periodo di Pasqua realizzare soggetti sacri, e volentieri aiutare i compagni di classe nei loro disegni di nascosto dal maestro che andava fiero dei suoi allievi pittori in erba.
Il vero scopritore del talento artistico del Nostro fu il prof. Antonio Mannaro docente di Educazione Artistica presso la scuola media Virgilio, frequentata con entusiasmo da Oronzo, tanto da invogliarlo a seguire gli studi presso l’Istituto d’Arte di Grottaglie dove conseguì il Diploma di arte applicata, sezione ceramica.
Nel 1992, in qualità di studente partecipò al Concorso nazionale indetto dal comune di Abano Terme. L’Amministrazione intendeva avere un progetto per la Pavimentazione del Portico e della Loggia, della cosiddetta “Passeggiata delle Terme”. Il giovane vinse il 10 premio che ovviamente fu assegnato all’Istituto d’Arte di Grottaglie.
Ma la strada era stata ormai tracciata in modo lineare. Si scrisse all’Accademia delle Belle arti di Roma sezione Pittura classica, e seguì le lezioni del Professore D’Acchille. Gli altri tre anni di Accademia lo vedono nelle sale dell’Accademia del Belle Arti di Lecce sezione Pittura moderna, non essendoci, per lui trasferito, alcuna disponibilità di posto, per essere inserito tra i frequentanti la cattedra di pittura figurativa classica.
La sua insegnante di pittura moderna capì e tollerò l’inclinazione ribelle e geniale del suo allievo che continuò a tendere verso la figurativa classica.
Quali, dunque, i suoi riconoscimenti pubblici?
1995 – primo premio nella estemporanea di Pittura sulla Chiesa di San Sebastiano
1998 – l’Unione Fiorentina presieduta dal prof Francesco Mazzoni indisse un concorso nazionale “Comaedìa 2000” riservato anche questo agli studenti delle Accademie di Belle Arti. Il nostro partecipò vincendo il primo premio. Non potè ritirarlo perché fu annullato non avendo il nostro pittore allegato, nella parte posteriore del quadro in busta chiusa, le sue generalità. Pertanto la Commissione lo dichiarò vincitore ma annullò il premio. In seguito avendo Oronzo richiesto in dietro il quadro seppe amaramente della vittoria e che poteva comunque ritirarlo o venderlo alla Casa di Dante. Oronzo, avendo optato per la seconda soluzione si vide arrivare con lettera prot. 164/98 la comunicazione dell’invio di un assegno dell’importo stabilito, divenendo in tal modo il “Ritratto di Dante” cm lOOxlOO, patrimonio perenne del Museo Casa di Dante in Firenze, dove si può ammirare nella sala di ingresso.
Sempre nel 1998, il suo stendardo “Il miracolo della fonte” apre il Corteo Storico di settembre, mentre nell’ottobre la rivista a tiratura nazionale: “Quadri e Sculture”, nel suo supplemento n.33, dal titolo “Galleria Italia”, gli pubblica il “Nudo di donna” olio su tela, cm 50×90.
Nel 1999, giunge il suo primo incarico di docente di Disegno e Storia dell’Arte presso il Liceo linguistico di Torre Santa Susanna(Br).
Nel 2001 partecipa ad una mostra collettiva in Francavilla e firma soprattutto le scenografie per una compagnia teatrale francavillese, che manda in scena “La lupa” di Giovanni Verga.
Dei successi del 2002 che lo videro impegnato nella sua seconda mostra personale, abbiamo già detto.
L’anno successivo, il 2003, apre il suo laboratorio e riceve una recensione su “Il Gazzettino degli Imperiali” nella rubrica “Arte Cultura Valenze e valori … nell’ombra”, alla ricerca e lancio di validi artisti locali.
Quest’anno 2004, il comitato della Pro-Loco gli ha commissionato per la seconda volta uno stendardo, manifesto del corteo storico. Alcuni risultati di questa tenace passione per un predeterminato campo dell’Arte, quello della figurativa classica, sono contenuti in questa pubblicazione. Soggetti moderni riprodotti con tecnica caravaggesca.
Il Caravaggio scrissi nel 2002 è l’autore più amato. Ma non disdegna Oronzo Lupo altri grandi come: Tiziano, Raffaello, Vincenzo Cabianca, Silvestro Lega, Giovanni Fattori.
Nel dipinto intitolato “Primi scatti fotografici “, olio su tela cm 40×60, la fluente chioma castana, contenuta dolcemente dall’orecchio destro, crea un bel chiaroscuro, evidenziando il morbido incarnato del viso opportunamente illuminato, nel mentre focalizza con scrupolosità scientifica l’oggetto da fissare sul fotogramma. Si tratta di una ragazza che veste alla moda, con quel suo corpetto serico, evidenziante le delicate flessuosità corporee e quel jeans a vita bassa, che lascia scoperta la zona ombelicale, senza turbare i sensi.
In “Ragazza con il settimanale di moda” cm 40×40, e in “Ragazza con il cellulare” cm 40×40, il pittore ci sottopone all’attenzione, diremmo, altri fotogrammi perfetti della odierna società tecnologica e multimediale. Tre momenti della vita quotidiana, trasfigurati e resi durevoli nel tempo come fecero il pennello di Rembrant, di Van Dich, e di tanti altri grandi del passato anche recente.
È la potenza del chiaroscuro caravaggesco che spinge il nostro a riprodurre frontalmente la testa di “una mucca”, o la “Natura morta”, del 2003, olio su tela, cm 31x 53, raffigurante in un cesto di vimini un finocchio invecchiato di qualche giorno, due verdi porri, una verza dalle foglie ingiallite e due zucchette che portano impresso il trascorrere del tempo dal momento della raccolta. La riproduzione su tela del Nostro vince di gran lunga, per naturale palpabilità,il soggetto fotografato, tenuto a modello in proporzioni dimidiate. Tale è la naturalezza della foglia della verza che ingiallita si affloscia perdendo la sua acquosa vitalità.
Un’altra “Natura morta “, presenta insoliti accostamenti di oggetti: una grossa Zucca invernale e alcune rose di color roseo, olio su tela cm 50×60. La tela lancia, a mio avviso, un chiaro messaggio: Una zucca reale e/o figurata, anche se inghirlandata di rose, rimane sempre una zucca nonostante la sua boriosa prestanza che vuole quasi sfondare il centro della tela per comunque primeggiare.
Ci sono anche due paesaggi marini al crepuscolo. Per l’esattezza due torri litoranee, rientranti negli obiettivi primari del governo vice regnale: Torre Guaceto cm 30×60, sulla costa adriatica , e Torre di Porto Selvaggio cm 25×90 che domina incontrastata e tetragona, pur nella sua scoscesa posizione, l’ampia e pacata distesa dell’azzurra marina ionica.
Nella sagoma notturna e illuminata dall’interno della Chiesa Madre di Francavilla Fontana, olio su tela cm 50×60, evidenziante, in modo chiaro, l’impostazione a croce latina rovesciata di questo tempio, simbolo di un principato potente e ricco un tempo,ci piace vedere attraverso i suoi alti occhi illuminati la presenza di un “Faro di fede” indicante l’approdo sicuro agli smarriti nelle tenebre non solo notturne.

Prof. Domenico Camarda